Storia

Fin dall’antichità l’uomo ha effettuato immersioni, vuoi per necessità come la ricerca di cibo e la riparazione di navi, vuoi per passatempo. Si trattava però generalmente di immersioni limitate sia nello spazio che nel tempo, a causa della mancanza di un’attrezzatura che ne permettesse di migliori: le prime immersioni avvenivano infatti in apnea.

Ovviamente il problema principale era quello della respirazione. Per secoli si tentò di risolverlo in diversi modi, senza tuttavia trovare una soluzione decisiva. Si provarono ad usare canne di giunco cave, ottime per respirare a piccole distanze dalla superficie ma mal funzionanti qualora si superasse il mezzo metro: la difficoltà nell’inspirare contro la pressione dell’acqua limitava infatti molto la lunghezza delle canne. Un altro tentativo fu fatto attraverso borse piene d’aria portate sott’acqua, ma fallirono a causa dell’inalazione di anidride carbonica che ne conseguiva.

Nel XVI secolo si cominciarono ad utilizzare campane subacquee piene d’aria, riempite dalla superficie. Questo fu il primo tentativo che riuscì a garantire una permanenza sott’acqua di tempo illimitato. A pari passo con questa invenzione fu inaugurato l’utilizzo dei primi scafandri, fatti in pelle; presto vi vennero annessi copricapi di metallo che consentissero di resistere alla pressione anche a grandi profondità.

Le vere innovazioni arrivarono tuttavia nel XIX secolo, quando vennero effettuati approfonditi studi sull’effetto della pressione acquatica sul corpo umano e furono inventati scrubber, erogatori e pompe ad aria. In questo modo migliorò la sicurezza nelle immersioni, nonché si ampliarono i limiti spazio-temporali di permanenza sott’acqua.

Grazie a queste innovazioni fu resa possibile la nascita dell’immersione come sport, indirizzato per lo più all’osservazione dell’ambiente marino e a tutte quelle attività ad esso legate, come la fotografia subacquea. Nacquero dunque le prime scuole di Scuba Diving, nonché il fenomeno del turismo subacqueo.